Oggi vi voglio parlare di una pianta che a noi Selvatici stà particolarmente a cuore, perchè quando comincia a fiorire in giro qui per i terrazzamenti della Selva, significa che la primavera è ormai alle porte.

“L’asfodelo è detto anche bastone di San Giuseppe, in quanto la tradizione vuole che nello scegliere il marito per Maria il consiglio del Tempio cercò un segno divino: l’uomo il cui bastone sarebbe fiorito sarebbe stato lo sposo della ragazza. San Giuseppe portava con sé un bastone di asfodelo e questo fiorì.”

I fiori iniziano a sbocciare dal basso già all’inizio di marzo, essendo la pianta molto rustica e resistente alle condizioni avverse, e fioriscono tutto marzo e metà aprile. Abbelliscono il paesaggio, vengono visitati dalle api, specie se altri fiori scarseggiano a causa di condizioni meteorologiche. Hanno sei tepali (cioè non esiste distinzione visibile tra petali e sepali, che hanno la stessa forma e lo stesso colore). Nella maggior parte delle specie i tepali sono bianchi con una striscia scura al centro.

La distribuzione naturale del genere Asphodelus ha un centro principale intorno al bacino del Mediterraneo e si estende fino in Asia dal Medio Oriente fino all’India.

Gli asfodeli amano i prati soleggiati e sono invadenti nei terreni montuosi con rocce affioranti e nei terreni soggetti a pascolo eccessivo, perché, al contrario di altre piante erbacee, le loro foglie si rigenerano in continuazione anche se vengono mangiate dagli erbivori. I caprini si cibano di foglie sia fresche che secche, a fine ciclo vegetativo; inoltre sono ghiotti dei frutti secchi. Il seme viene espulso ancora attivo con le deiezioni, e questo costituisce il mezzo principale di propagazione nelle aree dove è praticato il pascolo.

Cenni storici

Per Omero  l’asfodelo è la pianta degli Inferi. Per gli antichi Greci il Regno dei Morti era suddiviso in tre parti: il Tartaro per gli empi, i Campi Elisi per i buoni, ed infine i prati di asfodeli per quelli che in vita non erano stati né buoni né cattivi. Per queste ed altre credenze, i Greci usavano piantare asfodeli sulle tombe, considerando i prati di asfodeli il soggiorno dei morti.
Epimenide, considerato da alcuni uno dei sette sapienti, usava l’asfodelo (e la malva) per le sue capacità di scacciare la fame e la sete. Ce ne parla Plutarco nel “Convito dei sette sapienti”. La leggenda vuole che Epimenide grazie all’uso di radici e erbe non avesse bisogno di mangiare e che fosse vissuto 157 anni